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sabato 9 novembre 2013

venerdì 8 novembre 2013

giovedì 7 novembre 2013

lunedì 14 ottobre 2013

lunedì 2 agosto 2010

stanotte

STANOTTE
Sono qui nel mio letto. Guardo la luna alta e, sotto, le sagome degli alberi stagliarsi contro il cielo scuro. Sottofondo, dal grande parco, la voce delle cicale arriva, nonostante il rumore di giovani voci adulte sulle panchine dell’angolo riservato ai bimbi. Disturba gli occhi, che però osservano oltre, la cordicella della zanzariera che penzolante dondola appena sospinta dalla lieve brezza notturna. Mi culla il leggero toccarsi di lune e soli nello scacciapensieri appeso al lampadario.
Tornano così le immagini i suoni e i sapori di oggi. La gran pace nel bosco e sopra a tutto il falco lassù.... ero così piccola in quel momento, così piccola e fragile, se pur nascosta sotto le fronde, come preda facile per lui che, regale e maestoso, girava in tondo.
Ecco, finalmente ascolto tutta intera nel silenzio la voce della natura intorno alla casa. Si è fermata la brezza e le voci han taciuto.
Guardo la luna lassù, e se tolgo gli occhiali diventa più grande e si avvicina. E' un mezzo disco. Pare, se ti fermi ad osservarla, si sporga da dietro una tenda, e, facendo capolino col suo viso paffuto e pacioso, sorrida appena augurandomi la buona notte. Pare sia lì per me......... pare mi guardi e si schermisca ritrosa a mostrarsi bianca e lucente ad illuminare la notte.
Dolcemente il sonno sta arrivando. Il frinire delle cicale ha ripreso a riempire l’aria in sottofondo, così come il dolce tintinnio dello scacciapensieri e le voci si son fatte riudire leggere basse e quasi lontane.
E' ora di chiudere gli occhi. Anche la luna ormai se ne sta andando. Continua la sua passeggiata notturna, uscendo dal riquadro della mia finestra. Non è più per me, ormai. Ha cessato di parlarmi. Dalla pece del cielo solo un triangolino bianco lassù ancora mi fa l'occhiolino. Sorride biricchina e mi saluta.
E’, stanotte, la notte del primo giorno di agosto.

Roberta, 02 agosto 2010.

lunedì 12 aprile 2010

Filastrocca Paesana

In un paese non molto lontano
che di nome faceva Solignano
un giorno arrivò un grosso capitano.

Portava con se un bellissimo fagiano,
africano.
Aveva anche un grande pellicano,
indiano
e sulla spalla un elegante germano,
egiziano.

Atterò subito dopo un furioso uragano
in una pista tutta piena di pantano
con un enorme aeroplano
carico zeppo di grano.

Scese lentamente piano piano
stretto in una mano
aveva un melograno,
italiano
e nell’altra un banano,
nano.

Stanco, si sedette su un divano,
malsano
in compagnia di un ortolano,
paesano.

Passava di lì per caso altro villano,
di genere umano
che gli propose di mangiare parmigiano reggiano,
con zafferano.
Ma invano.


Ah! dimenticavo, mi chiamo Roldano.